di Torquato Cardilli - Nella storia dell’uomo si sono sempre contrapposte due figure, diciamo così professionali, candidate alla guida del paese: il politico abituato alla diplomazia e il militare abituato alla guerra.
L’azione dell’uno iniziava quando falliva quella dell’altro e viceversa.
Spesso nell’antichità le due figure potevano coesistere in una stessa persona dotata di prudenza mista ad audacia, di saggezza mista a eroismo, di visione strategica mista a consapevolezza del pro e del contro di ogni decisione sia politica che militare.
Non c’è bisogno di rileggere Erodoto, Tucidide o Senofonte per ricordare le virtù e i successi di un Pericle, un Leonida, di Alessandro Magno, o in epoca romana di Scipione (quello dell’elmo del nostro inno nazionale) o Cesare, o una serie di imperatori da Tito a Marco Aurelio.
Tutte queste figure, ed altre ancora in tempi più vicini a noi, tipo Washington, Napoleone, Eisenhower, De Gaulle, Rabin, Sadat hanno saputo unire, sempre con successo, all’esperienza e al valore militare l'acume di una visione politica, dimostrando che un militare può vestire con successo i panni del politico, mentre ogni tentativo di un politico di improvvisarsi stratega militare è stato foriero di clamorosi disastri. Qualche esempio? I due dittatori della seconda guerra mondiale Hitler e Mussolini hanno giocato alla guerra con estremo cinismo, senza valutare le sofferenze che le loro sconsiderate politiche di aggressione militare arrecavano ai propri cittadini oltre al sacrificio della vita dei propri soldati.
Gli archivi fotografici sono pieni di immagini nelle quali i due dittatori, con le mani puntate su mappe militari, circondati da alti ufficiali, sembrano non ascoltarne le valutazioni, ma impartire loro ordini di attacco e di movimento di truppe.
Ogni guerra nasce dal desiderio di conseguire la vittoria nel farsi giustizia da sé per vendicare un torto subito o per conquiste o anche per prevenire attacchi nemici, ma quando l’esecuzione dell’estrema decisione politica non viene gestita da un militare professionista che si muove solo sul piano della razionalità, della obiettiva valutazione delle forze, l’insuccesso è garantito.
Lo scopo del Comandante è quello di limitare le perdite e salvare la vita dei propri uomini, quello del politico è di appagare il proprio ego.
Purtroppo stiamo assistendo da tre anni al susseguirsi di tragici errori politici con disastrose conseguenze, lo sterminio di soldati e di popolazioni civili in Ucraina (per non parlare dei massacri di Gaza).
Valenti generali del Pentagono, della Nato e del nostro Stato Maggiore hanno ritenuto che la guerra in Ucraina contro la Russia non potesse essere vinta solo sulla base della dichiarazione di volontà dei vari politici che, al di là e al di qua dell’Atlantico, sognano di ridurre la Russia in ginocchio.
Sono stati avvertiti in più di un’occasione, ma la politica, obnubilata dal desiderio di vincere a tutti i costi, per nascondere i fallimenti interni di politica economica e sociale, non ha voluto ascoltare, condannando decine di migliaia di soldati a morire, e il popolo a soffrire distruzioni, restrizioni, aumento di costi energetici e diminuzione dei servizi.
Questi generali hanno introitato l’insegnamento di Eisenhower che da Comandante in capo delle forze alleate in Europa era stato testimone diretto e responsabile della carneficina dei suoi soldati in Normandia. Divenuto presidente degli Stati Uniti fece atto di contrizione dichiarando nel discorso sulla pace del 1953 “… ogni arma da fuoco prodotta, ogni bomba, ogni nave da guerra, ogni missile lanciato significa un furto ai danni di coloro che sono affamati e non si nutrono, di quelli che hanno freddo e non sono vestiti. Questo mondo non sta solo spendendo denaro in armi, ma sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani …”
Al contrario dei generali, i governanti europei si sono mostrati insensibili alla lettura dei bollettini della guerra. Le informazioni che hanno voluto fossero diffuse, tutte improntate ad un ipocrita ottimismo, erano tese a nascondere ai loro popoli la verità per non ammettere di aver preso decisioni sbagliate.
I politici non hanno avuto pietà per le migliaia di feriti e mutilati, per la generazione di piccoli resi prematuramente orfani, per il tracollo di ogni attività economica, industriale, finanziaria con riduzione allo stato di età della pietra dei pochi abitanti rimasti nell’area di guerra.
Si sono comportati da incoscienti: rifiutando ogni tentativo diplomatico e mentendo alla propria opinione pubblica hanno continuato ad insistere nell’inviare nuove armi super tecnologiche che allontanano la pace, accrescono il numero di morti e distruzioni, e ingrassano i fabbricanti di armi.
È una scena già vista con la distruzione dell’Iraq e dell’Afghanistan. Gli stessi politici e i loro industriali già si preparano, come avvoltoi, con missioni ricognitive a prenotarsi per la spartizione della ricca torta della ricostruzione per parecchie centinaia di miliardi che sarà pagata dall’incolpevole cittadino europeo.
Dando uno sguardo alle spaventose cifre delle spese militari si resta allibiti per il cinismo dei governanti che preferiscono ridurre le provvidenze per i propri cittadini e far arricchire chi è già ricco.
La presidente della Commissione europea, con la colpevole acquiescenza dei 27 paesi membri, salvo l’Ungheria, ha approvato uno stanziamento di 800 miliardi di euro che finiranno inesorabilmente per arricchire l’industria bellica americana, francese inglese e quel che è ancor peggio tedesca.
Quegli stessi politici di oggi (Macron, Sholz, Von der Leyen, Starmer, Meloni, Rutte, Metsola, Kaya Kallas) incantano i loro popoli con il mantra di volere la pace facendo la guerra, ma non fanno nulla per raggiungerla. Dovrebbero, come ben sanno i generali, , assaporare la misera condizione dei soldati al gelo, le privazioni, il terrore delle bombe dei missili, l’assenza di cibo e d'acqua, la mancanza di un riparo e di un giaciglio, il terrore delle torture se fatti prigionieri, prima di continuare a condannare a morte gli innocenti (militari e civili).
Possibile che votino per la continuazione della guerra facendo passare l’idea che con quel voto rendono più vicina la pace?
Quale pace dopo tre anni di guerra? Quella del cimitero?
Dunque quale è il risultato di scontri sanguinosi, di bombardamenti, di devastazioni e di incalcolabili danni ambientali?
Che diritto abbiamo noi, vissuti in un lungo periodo di pace nella crescita economica, nel progresso industriale, scientifico e tecnologico, con cure sanitarie sempre più efficaci, di condannare alla miseria la prossima generazione?
Rendiamocene conto adesso, soprattutto per il bene dei nostri figli, perché dopo sarà troppo tardi.
L'Unione Europea della pace, della cooperazione, della integrazione non esiste più: è morta con il sostegno guerrafondaio a perdere dato all'Ucraina senza accendere il minimo barlume di azione diplomatica.
Il paradosso è che questa guerra la vogliono ancora tutti quelli che non esitano ad utilizzare a sproposito la parola “pace” ma in realtà fanno di tutto per affossare i tentativi di Trump e Putin di arrivare ad un accordo di pace. Non sarebbe fuori luogo ricordare a Von der Leyen, Starmer, Macron, Shulz e Meloni la ninna nanna in romanesco, dedicata da Trilussa al bambino in piena guerra:
Ninna nanna, pija sonno ché se dormi nun vedrai tante infamie e tanti guai che succedeno ner monno fra le spade e li fucili de li popoli civili...
Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna; che se scanna e che s’ammazza a vantaggio de la razza...
Ché quer covo d’assassini che c’insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe’ li ladri de le Borse...
Fa’ la ninna, cocco bello,finché dura ’sto macello:fa’ la ninna, ché domani rivedremo li sovrani che se scambieno la stima boni amichi come prima…
E riuniti fra de loro senza l’ombra d’un rimorso, ce faranno un ber discorso su la Pace e sul Lavoro pe quer popolo cojone risparmiato dar cannone!...
La pace guardò in basso
RispondiEliminae vide la guerra,
“Là voglio andare” disse la pace.
L’amore guardò in basso
e vide l’odio,
“Là voglio andare” disse l’amore.
La luce guardò in basso
e vide il buio,
“Là voglio andare” disse la luce.
Così apparve la luce
e risplendette.
Così apparve la pace
e offrì riposo.
Così apparve l’amore
e portò vita.
(Laurence Housman, Luce, pace, amore)
SONO TUTTI UN'AMMASSO DI LETAME PERICOLOSO
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