per iniziativa di Vito Volterra, matematico e senatore del Regno che ne divenne il primo direttore con lo scopo di sviluppare ricerche e studi nell’ambito della fisica, dell’ingegneria e della chimica.
D. Qual è la situazione attuale del CNR in Italia?
R. Il CNR versa in condizioni difficili. Un terzo dei 7500 ricercatori è precario “storico”. Molti di questi a fine Dicembre non avranno il rinnovo del contratto. I fondi nazionali sono esauriti e si riesce a vivere solo grazie ai fondi europei. Da questi stessi fondi noi ricercatori traiamo il nostro salario e paghiamo le spese ordinarie dello stabile in cui lavoriamo (pulizia, luce…)
R. La legge Madia suggerisce allo stato italiano di trasformare a tempo indeterminato le figure di “precariato storico”, previa copertura finanziaria. Nel CNR su 11000 unità di personale, 2500 sono precari storici che andrebbero stabilizzati. Servono però 150 milioni in 3 anni. Nella finanziaria hanno promesso 10 milioni al primo anno e 50+50 milioni negli anni 2019-2020. Molto poco considerando che le elezioni cambiano sempre le carte in tavola. Ad aggravare la situazione a Dicembre una buona parte dei precari del CNR ha la scadenza dei contratti di lavoro.
D. IL CNR come gestisce i fondi nazionali ed europei destinati alla ricerca?R. Tutto quello che facciamo dipende dalla amministrazione centrale di Roma che gestisce i fondi. Se vogliamo partecipare a bandi nazionali dobbiamo fare prima la nostra proposta a Roma. Il presidente filtra avvalendosi di una commissione, fa una scrematura, questo si, questo no. Per i fondi Europei si ha una relativa autonomia. Però dalla centrale suggeriscono di fare “cordate” che fanno riferimento a personaggi noti all’interno dell’ente.
D. Come si colloca il CNR italiano nel contesto europeo?R. Siamo secondi, dopo la Francia, in termini di qualità e quantità di ricerca. I nostri lavori scientifici sono pubblicati su riviste con altissimo impact factor, indice che rappresenta l’interesse per l’argomento di ricerca da parte della comunità scientifica internazionale. Ciò permette di attingere a fondi europei. Buona parte dei docenti Universitari pubblica su giornali con impact factor, quindi qualità, un decimo del nostri indici standard. Basta vedere i dati dell’ANVUR. Una struttura di controllo della qualità tutta italiana. Creata per orientare la spesa e gli investimenti verso Università e Enti vicini al governo e a grandi lobby Universitarie.
R. No, a che servono? A cosa servono quando il tuo lavoro viene valutato attraverso la capacità di captare denaro, capacità di pubblicare con alti livelli qualitativi e quantità di personale coinvolto. Non abbiamo bisogno di essere valutati secondo parametri che cambiano di volta in volta.
D. E se avessero incentivi fiscali per investire su nuove tecnologie?R. Certamente sarebbe un'altra storia e saremmo un paese all’avanguardia!
D. Qual è il motivo per cui ci si ostina a fare ricerca in Italia?R. L’Italia è la culla di grandi menti. Un ricercatore, da sempre in Italia, deve essere dotato di grande creatività. Abbiamo imparato ad arrangiarci non avendo grandi strumenti a disposizione. Andare altrove significherebbe avere tutto e limitare lo sforzo creativo.
Da docente e ricercatore universitario non posso che esprimere tutta la mia solidarietà agli eminenti studiosi del CNR. La politica italiana da anni de-finanzia e mal-finanzia l’istruzione l’Università e la ricerca. I nodi stanno arrivando al pettine. I tagli all’Università, soprattutto a quelle del meridione, crea problemi enormi nell’offerta formativa e il precariato nella ricerca farà allontanare dall’Italia ancora altri scienziati. Prima di parlare di rientro di cervelli, dovremmo creare i presupposti per valorizzare il loro lavoro in Italia. Uno scienziato porta innovazione e lavoro.
15 Dicembre 2017
P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante e significativo articolo su una grave questione che investa la ricerca italiana. Una risorsa umana e scientifica importantissima che il Paese non sa valorizzare, uno spreco assurdo che dovrebbe spingere tutte le forze politiche in uno sforzo comune. Francesco Tulone è Ricercatore e docente di Analisi Matematica dell’Università di Palermo. Esperto in teoria dell’integrazione astratta, analisi armonica, insiemi di Cantor, equazioni differenziali alle derivate parziali, calcolo delle variazioni, modellistica matematica. Co-autore di articoli scientifici con matematici italiani, russi, polacchi, georgiani, americani.
Benvenuto su PoliticaPrima e buon lavoro.
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Trascurare la ricerca è condannare il paese alla dipendenza dagli altri. Forse così vuole la divisione internazionale del lavoro, ed i rapporti di forza fra le nazioni.
RispondiEliminaCome possiamo stupirci di questa puntuale ricostruzione di un ente come il CNR, sapendo che la sua governance è diretta emanazione di un potere politico? Puntare sulla ricerca vuol dire investire sul futuro del Paese; vuol dire pensare alle prossime generazioni. La nostra politica, miope e inconcludente, al massimo pensa alle prossime elezioni. Siccome i risultati della ricerca non si vedono subito, non conviene impegnare risorse in operazioni di lungo periodo. Vuoi mettere i voti che arrivano dando 80 euro a tutti e subito, croccantini gratis per chi possiede un cane o, a limite, dentiere per tutti.
RispondiEliminaah, certo.....dovrebbero trasformare il CNR in una banca cosi' poi si mobilitano tutti i ministri, in particolare quelli aretini, per salvarla...
RispondiElimina....."cose" all'italiana! ...Figuriamoci se pensano a finanziare le ricerche scientifiche!!!..Credo che tutti abbiamo ascoltato le penose argomentazioni della Boschi e di Renzi ieri sera ! ......
RispondiEliminala ricerca italiana è posta al servizio dei privati e i governi non usano mai il frutto della ricerca.
RispondiEliminaLo Stato italiano vuole risparmiare su Scuola...Salute...Sicurezza (le tre "S"). Ma non fa nulla per risparmiare sulle spese parassitarie della politica...una politica malata che è il cancro del paese, soprattutto a causa della sinistra storica che ha sempre coltivato la malsana idea della "religione di Stato", la "statolatria" ...Lo Stato sulle tre "S", ci deve perdere caso mai non guadagnare.
RispondiEliminaL'analisi dettagliata di Francesco Tulone non poteva che confermare le mie certezze sullo stato disastroso in cui versa la nostra Repubblica. Se le imprese chiudono l'Erario non incassa e se non incassa non può finanziare la Ricerca, l'Università, la Scuola insomma e la Sanità , che sono i punti cardini dello Stato sociale. Leggo che si tiracchia con i soldi dell'UE e questo avvalora il mio sospetto che noi dall'Europa abbiamo sempre avuto più di tutti gli altri membri, a dispetto di quanto farebbero intendere i nostri simpatici governanti. Quello che non riesco a spiegarmi é il perché le medicine hanno avuto un aumento sbalorditivo da alcuni anni a questa parte. Non è che Stato e Lobby si dividano gli utili alla faccia dei malati e dei Ricercatori che si barcamenano per tirare avanti?
RispondiEliminaLo stato in cui versa il settore della ricerca e sperimentazione rappresenta l'esatto specchio del presente e sopratutto del futuro di un paese. Dovrebbe viaggiare sullo stesso binario e con la medesima velocità dei beni primari di una comunità che progetta giorno per giorno il proprio futuro. Io non credo alla miopia politica nei confronti della ricerca, piuttosto ad una volontà consolidata di interpretare Enti quali il CNR ed Università come semplici contenitori dove parcheggiare politici segati dagli elettori, proprio come avviene con aziende e partecipate. Francesco Tulone, ci ricorda invece il vero valore e lo stato di indigenza cronica in cui versa una struttura storica e mancato motore dello sviluppo. Come al solito, le valenti capaci e responsabili maggioranze che ci guidano da decenni, dimostrano ancora una volta la loro inettitudine ed inadeguatezza a guidare questo sempre più disgraziato paese.
RispondiEliminaBasyerebbe toggliere la mancja elettorale o l'elemosina degli 80 euro e si potrebbero fare mille cose. I 5 stelle su questo ed anche in questo blog hanno sbraitato per anni.Adesso DI maio futuro premier ha dichiarato che non saranno toccati inquanto sacrosanti. Mi chiedo se non siate un pò pagliacci voi 5 stelle. sig gattuso non cancelli questo commento. Risponda invece,si inventi qualcosa per auto smentirsi. insomma si gudagni la pagnotta. distinti saluti.
RispondiEliminaIl suo intervento non meriterebbe risposta per le banalità che esprime. Nel ribadire che questo blog non è la voce del M5S non si capisce perchè si rivolge a "noi". Ennesima stupidità. Nel merito posso dire che sarebbe assurdo togliere i famosi 80 euro di Renzi. Semmai andrebbe estesa la platea. Per finire, se non vuole che cancelli i suoi commenti, eviti accuratamente di scrivere minkiate come quella della pagnotta.
EliminaGiangiuseppe , ci conosciamo da un po' di tempo, io, al Tuo posto, avrei cancellato questo commento inutilmente offensivo, fuori tema ed anche volgare....
EliminaNon finanziare la ricerca vuol dire negare il progresso umano, è un enorme passo indietro della nostra società. Sarebbe un bene che i nostri politici anziche' occuparsi di campagne elettorali si occupassero di questo importantissimo settore. Ricerca vuol dire sconfiggere anche malattie mortali trovare cure a malattie rare e incurabili , scoperte che contribuirebbero allo sviluppo della società, ma a quanto pare la gran quantità di gente che si ammala di cancro o di Alzheimer non è ancora sufficiente per convincere il nostro Stato a finanziare un settore così importante, a cui interessano invece più le farmacie .
RispondiEliminaUna ricerca limitata all'utilitarismo corto mirante si riduce a puro sviluppo di prodotti da vendere, sembra , se guardata con occhio fortemente miope, un vantaggio economico, ma, a medio-lungo termine porta ad un ritardo non più ricuperabile ed anche a pesanti perdite economiche e di prestigio.
EliminaQuesto ,insensato , risparmio è solo una, di tante, derive dettate d'enorme ignoranza, , un ignoranza che uccide non solo fisicamente persone che potrebbero superare malattie ma tutta la base culturale della ricerca.
Complimenti per l' articolo sulla ricerca scientifica in Italia. Non conoscevo i particolari. Non mi meraviglia che per la ricerca scientifica ci siano pochi fondi; infatti, specialmente per la globalizzazione mal gestita e subita invece di fronteggiarla con soluzioni decenti ed idonee che esistono, siamo in decadenza economica-morale-sociale-occupazionale-demografica. Ma possiamo risorgere con consapevolezza degli italiani e sensibilità politica e sindacale.
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