
Il dato più eclatante riguarda i giovani, tra quelli dai 15 ai 29 anni, siamo al 46%. Praticamente uno su due. Una situazione insostenibile. Drammatica. E la Sicilia diventa ogni giorno di più una terra di ultra 65enni (quasi il 19%) con un crollo della natalità indicativo di una preoccupazione fortissima delle giovani coppie a fare figli. I nostri ragazzi più preparati fuggono via, e la tendenza è in aumento. L’insicurezza spinge tantissimi giovani laureati e diplomati a cercare altrove un futuro migliore. Depauperando, così, il nostro patrimonio umano e culturale. Un disastro. .
A questa già critica situazione si aggiunge la piaga del cosiddetto precariato storico a carico della pubblica amministrazione nella sua più ampia accezione. Non c’è comune, piccolo e anche piccolissimo, ente di qualsiasi natura, società partecipate partorite dalla prolifica fantasia degli amministratori dei decenni trascorsi e di tutti i partiti che hanno gestito la cosa pubblica, che non ne abbiano un certo numero. E quasi sempre in numero sovrabbondante e sottoutilizzati.

Ogni anno la Regione Siciliana ‘deve’ trovare le coperture finanziarie per il pagamento degli stipendi e dei sussidi. Insomma, per risolvere definitivamente la questione attraverso un processo di stabilizzazione o qualcosa di simile. Un’impresa onerosissima e, forse ancora peggio, senza una visione complessiva e un progetto di utilizzo produttivo di una così gran numero di risorse umane. Uno spreco delittuoso.
Non si contano, infatti, le opportunità rimaste nei cassetti per l’utilizzo virtuoso di tale personale. Con il duplice risultato negativo di aggiungere all’onere pesantissimo per le casse pubbliche, quello della mancata attivazione di servizi essenziali che buona parte di questi lavoratori avrebbe potuto assolvere. Beni culturali, aree verdi, igiene ambientale, assistenza agli anziani, e poi ancora altro in un elenco che non è il caso di approfondire in questa sede. La soluzione più semplice, più alla portata di tutti, invece, è stata, almeno per buona parte di questi, quella dell’assistenzialismo. E cioè la garanzia di un ‘sussidio’ mensile a fronte di un impegno limitato, di una ‘presenza’ che non stravolgesse lo status quo. Con l’accordo e la connivenza di politici, classe dirigente e sindacati. Così da sempre.

Quindi niente più assistenzialismo e stipendifici, ma la creazione di “lavoro vero”. Il tutto mediante l’utilizzazione di uno strumento tanto discusso e avversato come il cosiddetto 'reddito minimo garantito'.

Giangiuseppe Gattuso
09 giugno 2014
* Aggiornamento di martedì 10 giugno. Sul Giornale di Sicilia un articolo (clicca per leggere) di Giacinto Pipitone sulla proposta di Davide Faraone con ampi dettagli e la risposta del Presidente Crocetta che chiude il pezzo così: “I problemi amministrativi si affrontano con studi e leggi. E sono diversi dai problemi politici. Evidentemente chi non vive da dentro le questioni si limita a proporre soluzioni che restano sganciate dalla realtà”. Più chiaro di così.
Proposta interessante ammesso che ci sia qualcuno che creda ancora nella classe politica siciliana e forse nella democrazia. Infine non credo che Faraone ed anche Renzi abbiano queste capacità taumaturgiche fintanto che esiste la specificità siciliana.
RispondiEliminaSiamo di fronte ad una situazione paradossale. Il responsabile welfare del PD fa una proposta articolata per affrontare il grave problema del precariato in Sicilia, cercando di trovare soluzioni sostenibili, anche se non proprio originali, per utilizzare meglio questa gran massa di personale, e il rivoluzionario Crocetta, dello stesso PD, bolla la proposta come "sganciata dalla realtà". Ma se si parlassero prima non sarebbe più serio e meglio per tutti?
RispondiEliminaAspettiamo da sempre un lavoro.
RispondiEliminasolo chiacchiere riforme, province, senato, giustizia e il lavoro, l'economia. Gia i poveri sono 10 milioni continuiamo casi.
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