
Per un intervento analogo in Italia trenta giorni non basterebbero per gli accertamenti giudiziari iniziali. Immaginiamoci il resto. Perizie, reperimento delle risorse, provvedimenti di emergenza e nomina di commissari, appalti, verifiche, ricorsi e via dicendo. In Sicilia va ancora peggio. Le opere pubbliche iniziate e mai completate, appaltate e mai consegnate, progettate ma rimaste nei cassetti di qualche burocrate, fanno parte di un elenco troppo lungo che dovrebbe fare arrossire l’intera classe dirigente.
E quando si realizzano certi lavori poco si bada alle difficoltà che possono arrecare al traffico e quindi alle esigenze dei cittadini. Si sconosce la possibilità di lavorare di notte (cosa che avviene ovunque nel mondo) e si ha la faccia tosta di asfaltare strade del centro città alle 11 di mattina, come può capitare a Palermo. Il danno arrecato all'economia della città, i ritardi accumulati non valgono nulla.
E ciononostante nessuno protesta, nessuno fa le barricate. È la forza dell'abitudine e dell'assefuazione. E se timidamente viene posto il problema, c'è sempre qualche "scienziato" che giustifica tutto. Le risorse per il lavoro notturno non bastano, il progetto non lo prevede. O, forse, nessuno ci ha pensato. Ordinario malgoverno e disamministrazione.

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